San Vito Lo Capo

Oggi il comune di San Vito Lo Capo è una delle località balneari più visitate della Sicilia, il suo mare celeste, la sua spiaggia bianca e fine, il suo viale e i suoi giardini lo rendono un posto meraviglioso.
La spiaggia di San Vito Lo Capo è lunghissima e molto larga, a disposizione dei turisti ci sono diverse società che affittano sdraio e ombrellone a tariffe ottime per tutta la giornata. Il campo di beach volley è aperto a tutti, si possono noleggiare i tradizionali pedalò e ci sono spazi dove poter giocare con le racchette e i frisbee.
Il viale principale di San Vito Lo Capo è pieno di ottimi ristoranti e trattorie, dove il meraviglioso pesce fresco è il filo conduttore che porta dalla campagna fino al mare. Nelle stradine che si diramano dal corso ci sono locali e ristorantini d’eccezione. Il Cous Cous è il piatto tipico della zona, dove le donne lo “incocciano” a mano e lo condiscono con il pesce del mare sul quale si affaccia, con le verdure o con la carne. Il Cous Cous di San Vito Lo Capo è così importante per il paese e l’intera provincia che ogni anno dalla fine degli anni ’80 si festeggia il Cous Cous Fest, dove i ristoratori di tutto il mediterraneo competono per il primo premio. I bar, aperti fino a tarda notte, offrono al turista le migliore specialità della gastronomia siciliana e tipica di San Vito, come il “caldo-freddo”, così composto: gelato a scelta, pan di spagna imbevuto di liquore, altro strato di gelato, panna, colata di cioccolata calda e noccioline tritate.
San Vito Lo Capo è il luogo ideale per rilassarsi, per estraniarsi dalla routine.
Le vacanze a San Vito rigenerano il corpo e l’anima, facendo rientrare a lavoro più carichi di prima.

LA STORIA DI SAN VITO LO CAPO
Il paese di San Vito è nato attorno all’attuale Santuario, frutto di numerosi interventi edilizi susseguitisi nei secoli. La prima “fabbrica”, realizzata intorno all’anno 300, è stata una piccola cappella dedicata a San Vito Martire, patrono del paese: Narra la leggenda che il giovane Vito, patrizio mazarese figlio di un alto funzionario di Roma, sia dovuto fuggire dalla sua città natale assieme alla nutrice Crescenzia e all’istitutore Modesto, che lo avevano convertito al cristianesimo, per sottrarsi alle persecuzioni ordinate da Diocleziano; dopo due giorni di navigazione verso nord, una tempesta costrinse la nave di Vito ad approdare in un golfo ridossato dal vento, riparato da un capo roccioso ben conosciuto dai naviganti del tempo (Egitarso o Egitallo il suo nome) e qui i tre avrebbero cercato di convertire gli abitanti del villaggio Conturrana, che sorgeva a circa tre chilometri dal mare, sotto un’alta rocca.
Vito, Modesto e Crescenzia non riuscirono a convertire alla loro fede gli abitanti del villaggio, e anzi da questi furono scacciati e minacciati; una enorme frana, che seppellì il villaggio ed i suoi abitanti, fu il castigo di Dio per gli infedeli. A poche centinaia di metri dalla frana (oggi contrada Valanga) che nasconde il mistero di Conturrana, sorge la cappella dedicata a Santa Crescenzia, costruita dagli ericini nel XVI secolo: la tradizione vuole che qui si trovassero Vito e la sua nutrice quando l’ira divina distrusse il villaggio.
Per 160 anni circa il Comune di Erice amministrò il territorio di San Vito, promosso intanto a “sotto Comune”; nel ’52 la legge regionale elevò San Vito Lo Capo a Comune autonomo, assegnandogli le frazioni di Macari e Castelluzzo.







